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Ripristinata la cessione dei crediti successiva alla prima ma solo alle banche

A seguito delle rilevanti difficoltà sorte con l'introduzione del blocco alle "cessioni a catena" dei crediti, il Legislatore è nuovamente intervenuto modificando la normativa di riferimento con il recente Decreto Legge nr. 13 del 25 febbraio.

Il nuovo decreto comporta che il soggetto che ha sostenuto la spesa agevolata (titolare della relativa detrazione) può optare per:

  • lo sconto in fattura, in capo al fornitore scaturisce un credito che lo stesso può cedere ad un soggetto qualsiasi; 
  • la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante, tale cessione può essere effettuata a favore di un soggetto qualsiasi;

In entrambi i casi, il benificiario della cessione, oltre a poter utilizzare il credito ricevuto in compensazione nel mod. F24 può  cedere  il  credito  ricevuto soltanto ad una banca  o intermediario finanziario iscritto all’Albo / società appartenente ad un gruppo bancario iscritto all’Albo o impresa di assicurazione autorizzata ad operare in Italia.  Tale  credito  può successivamente essere oggetto di un’ulteriore cessione, sempre e solo a favore di uno di tali soggetti. In  altre  parole  il credito può “circolare” solamente all’interno del circuito bancario / assicurativo “controllato” e soggetto agli obblighi antiriciclaggio.

Il Decreto inoltre stabilisce che, a seguito dell’invio della prima Comunicazione di opzione all’Agenzia delle Entrate, al credito venga attribuito un codice identificativo univoco e questo,  se oggetto di cessione, può essere ceduto soltanto per l’intero importo (non è possibile cederlo solo per una parte ovvero per quote a soggetti diversi). Quanto sopra trova applicazione a decorrere dai crediti oggetto di prima Comunicazione di opzione per lo sconto in fattura / cessione del credito inviata all’Agenzia delle Entrate dal primo maggio 2022.

I contratti di cessione conclusi in violazione delle nuove disposizioni sono nulli

Le modalità attuative delle disposizioni relative alla cessione e alla tracciabilità dei crediti, da effettuare in via telematica, saranno definite dall’Agenzia delle Entrate con un prossimo Provvedimento.

Altra conseguenza del Decreto è l’inasprimento delle sanzioni applicabili alle violazioni realizzate nell’ambito delle operazioni in esame ed in particolare:

  • modifica di alcuni articoli del Codice Penale dedicati alla malversazione a danno dello Stato, all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per renderli potenzialmente applicabili anche alle frodi realizzate nel contesto in esame
  • introduce nuove e più pesanti sanzioni, da €  50.000 a  € 100.000 di multa e reclusione da 2 a 5 anni, previste con riferimento alle false / infedeli informazioni rilasciate per fruire della detrazione del 110% e per esercitare lo sconto in fattura e/o cessione del credito.

Inoltre viene meno il massimale di € 500.000 previsto per la generalità dei soggetti che appongono il visto o rilasciano le attestazioni / asseverazioni ed in particolare per coloro che “certificano” interventi di importo rilevante.

Nel caso in cui i crediti siano oggetto di sequestro giudiziario, una volta cessati gli effetti dello stesso, i crediti dissequestrati possono essere utilizzati entro i termini ordinariamente previsti aumentati del periodo corrispondente alla durata del sequestro, fermo restando il limite annuale del loro utilizzo. Per la medesima durata restano esercitabili da parte dell’Agenzia delle Entrate gli ordinari poteri di controllo nei confronti dei soggetti che hanno esercitato l’opzione per lo sconto in fattura / cessione del credito.

A causa del Decreto in esame i beneficiari di:

  • detrazione  110%
  • detrazione  75%  per  superamento  e  eliminazione  di barriere architettoniche
  • credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro
  • opzione per sconto in fattura e cessione del credito), DL n. 34/2020
  • c.d “Bonus mobili”
  • c.d. “Bonus verde”
  • c.d. “Bonus facciate”

sono  riconosciuti  a  condizione  che  nell’atto  di  affidamento  dei  lavori  (e nelle fatture emesse) sia  specificato espressamente l’applicazione, da parte del datore di lavoro, dei contratti collettivi del settore edile, nazionale e territoriali, stipulati dalle associazioni datoriali e sindacali.

I soggetti abilitati (dottori commercialisti / consulenti del lavoro / ecc.) e i responsabili dell’assistenza fiscale dei CAF al fine del rilascio del visto di conformità sono tenuti a verificare che il contratto collettivo applicato sia indicato nell’atto di affidamento dei lavori e riportato nelle fatture emesse dagli esecutori dei lavori.

I predetti ulteriori obblighi entrano in vigore dal 27 maggio e trovano applicazione con riferimento ai lavori avviati successivamente a tale data.