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Smart working: tra la fine dell'emergenza e i protocolli sulla sicurezza

Lo smart working, con la pandemia, è diventato un mantra. Sulla bocca del legislatore, dei sociologi, degli economisti, dei lavoratori.

Lo smart working, con la pandemia, ha assunto un grande importanza, per questo vi è stata una straordinaria produzione normativa.                                                     

Si è trattato, tuttavia, di uno smart working di tipo emergenziale, con peculiarità inedite rispetto a quello ante COVID. Una modalità di lavoro agile che, con il venir meno dell'emergenza pandemica, si trova ora ad un bivio.    

                                                      

Le prossime scadenze                                       

Vi sono infatti due imminenti scadenze. Per i lavoratori fragili – ossia quei soggetti con patologie tali da poter subire gravi conseguenze in caso di infezione da COVID – si avvicina la data del 31 luglio 2022. In questo giorno, salvo proroghe, scadrà il loro diritto, compatibilmente alla tipologia di attività di lavoro prestata, ad usufruire dello smart working.                         

Sempre al 31 luglio è inoltre fissato il termine per il diritto per i lavoratori del settore privato con figli minori di 14 anni ad accedere allo smart working. Tale diritto è sempre subordinato alla compatibilità dell'attività prestata e alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia un genitore non lavoratore.                                           

Il 31 agosto 2022 rappresenta, invece, la data in cui cesserà la possibilità di fare ricorso al c.d. smart working “semplificato”, attuabile mediante una procedura semplificata di comunicazione, senza, quindi, la necessità di stipulare accordi individuali scritti tra le Parti.       

                                                   

Il Protocollo sulla Sicurezza

Il nuovo Protocollo sulla Sicurezza sui luoghi di lavoro sottoscritto il 30 giugno tra Governo e Parti Sociali, il quale conferma lo smart working come modalità di svolgimento della prestazione lavorativa volta a fronteggiare la diffusione del COVID.                                                    

Il Protocollo riferendosi ai lavoratori fragili, afferma che: “il datore di lavoro stabilisce, sentito il medico competente, specifiche misure prevenzionali e organizzative per i lavoratori fragili – auspicando le Parti sociali che vi sia una proroga al 31 dicembre 2022 della disciplina a protezione dei lavoratori fragili”.          

Dunque, a fronte dell'incertezza della normativa è ragionevole suggerire ai datori di lavoro atteggiamenti improntati alla collaborazione con la forza lavoro rispetto al tema dello smart working.                                                       

Sicuramente è opportuno privilegiare i soggetti con fragilità, i caregivers, tra cui in primis i genitori e le persone con particolari necessità in considerazione di esigenze personali.                                               

In alternativa, si suggerisce la creazione di ambienti di lavoro concilianti, e quindi cuciti a misura delle esigenze della persona, che bilancino e facciano da contrappeso alla rinuncia dell'utilizzo della modalità di lavoro agile.                              

Per gli essential workers, ed in particolare per i blue collars, questa rappresenta una soluzione in grado di alleviare il peso delle rinunce che hanno scontato durante la pandemia. Questi lavoratori infatti non hanno mai smesso di lavorare in presenza.