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Superbonus e visto di conformità, parla il direttore dell'Agenzia delle Entrate

Il visto di conformità è richiesto in relazione alle operazioni di cessione o sconto e per validare la documentazione che attesta il diritto alla detrazione maggiorata del 110%.

Deve essere rilasciato dai soggetti individuati (commercialisti, consulenti del lavoro, CAF ecc..).

Un recente documento di prassi (Agenzia delle Entrate) sul punto non indica alcunché, confermando la necessità di eseguire la verifica sulla presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai professionisti incaricati; la risposta a interrogazione parlamentare, a sua volta, precisa che dispone: “ferma restando l'applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato, ai soggetti che rilasciano attestazioni e asseverazioni infedeli si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 15.000 euro per ciascuna attestazione o asseverazione infedele resa”.

A tal fine i professionisti tecnici, destinatari di tale previsione, stipulano una polizza di assicurazione della responsabilità civile con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi, comunque, non inferiore a 500.000 Euro. Nell'audizione del 18 novembre 2020, il direttore dell'Agenzia delle Entrate ha confermato tale lettura, precisando che qualora sia accertata la mancata sussistenza, anche parziale, dei requisiti che permettono la fruibilità della detrazione maggiorata, scatta il recupero in capo al beneficiario salvo il “concorso nella violazione”; i cessionari e i fornitori, sempre facendo salvo il concorso, rispondono invece del solo utilizzo errato del credito d'imposta. Per la configurabilità del concorso viene richiamato un datato documento di prassi  con la quale viene precisato che si deve ritenere tale la “concreta capacità di favorire la violazione stessa” e si  dispone che “quando più persone concorrono in una violazione, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta” e che, “tuttavia, quando la violazione consiste nell'omissione di un comportamento cui sono obbligati in solido più soggetti, è irrogata una sola sanzione e il pagamento eseguito da uno dei responsabili libera tutti gli altri, salvo il diritto di regresso”; quindi una solidarietà tra i partecipanti alla violazione, sanabile con il pagamento della sanzione anche da parte di uno solo dei soggetti.

Il problema emerge, alla domanda se sia necessaria una polizza professionale ad hoc, il direttore dell'Agenzia delle Entrate , richiamando l'obbligo di rilascio di una polizza sulla responsabilità civile con un massimale non inferiore a 3 milioni di Euro, precisa che coloro che sono già in possesso di un'idonea copertura assicurativa per rischi professionali, possono anche utilizzare tale polizza “inserendo un'autonoma copertura assicurativa che preveda un massimale dedicato esclusivamente all'assistenza fiscale, almeno di importo pari a quello stabilito dalla norma”. In realtà, come indicato, il professionista è già dotato di una polizza specifica per il rilascio del visto di conformità, che si deve ritenere sufficiente, ma l'affermazione si presta a una duplice lettura: la prima, più verosimile in assenza di una specifica norma che la richieda, che ritiene sufficiente la polizza già sottoscritta dal professionista che rilascia il visto di conformità, con l'eventuale e ulteriore indicazione che la copertura vale anche per la detrazione del 110%; e la seconda, ultra norma, che prevede la sottoscrizione di una nuova polizza o di un'integrazione per un massimale specifico per il rilascio del visto di conformità per il 110%, stante il concetto espresso nel corso dell'audizione: “inserendo un'autonoma copertura assicurativa”.