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L'effetto Coronavirus sulle attività di R&S

L'effetto Coronavirus sulle attività di R&S

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 non sta bloccando le attività di rendicontazione delle attività di R&S svolte nel 2019: emerge che, un buon numero di imprese, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali ed all’intensa formazione erogata al personale per l’utilizzo degli applicativi necessari per lo “smart working”, riesce a ricevere assistenza dai propri consulenti anche da remoto, riuscendo a completare, anche nel mese in corso, l’iter per la quantificazione dei crediti d’imposta spettanti, sia a fini bilancistici, che per quantificare i benefici fiscali fruibili.

Diverso invece il discorso sulle attività di R&S del 2020. Da una prima ricognizione, che dovrà però essere confermata da successivi approfondimenti, emerge che i progetti avviati quest’anno stanno subendo dei rallentamenti. Si tratta di una tendenza che potrebbe ulteriormente consolidarsi anche alla luce dello stop alle attività economiche non essenziali imposto dal Dpcm del 22 marzo scorso.

Una volta superata l’emergenza, sarebbe anche opportuno valutare approfonditamente il lungo termine derivanti per le imprese dalla diffusione dello “smart working”, anche nell’ottica di utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal Piano Impresa 4.0 per incentivarlo. L’esperienza attuale ci sta insegnando che le nuove tecnologie digitali di comunicazione, di collaborazione, di data/information/content sharing, procurano diversi vantaggi, perché, ad esempio, favoriscono l’integrazione digitale dei processi aziendali, facilitano l’accesso ai sistemi informativi da parte di dipendenti che operano fuori dalla sede aziendale, riducono i costi di trasferta di dipendenti e collaboratori, riducono l’impatto ambientale dei processi aziendali grazie al minor numero di spostamenti di beni e persone, rendono più collaborativa la modalità di lavoro con fornitori e clienti.

Sul versante dei controlli in corso sui crediti d’imposta R&S, è senz’altro opportuno evidenziare che, nonostante la sospensione - dall’8 marzo al 31 maggio 2020 - dei termini relativi alle attività di controllo e accertamento “da parte degli uffici impositori”, non si verifica nessuna sospensione per tutti i termini che interessano le attività difensive dei contribuenti.

Volendo esemplificare quanto sopra esposto, nel caso di un PVC ricevuto in data 9 marzo 2020 a seguito di un controllo su un credito d’imposta R&S del 2015, resta fermo il termine di sessanta giorni entro cui l’impresa, può presentare le proprie memorie difensive; pertanto, ipotizzando che l’impresa medesima trasmetta le proprie osservazioni in data 8 aprile 2020, potrà eventualmente emettere l’atto di recupero solo a partire dal 1° giugno 2020, anziché a partire dal 9 maggio 2020.

Anche alla luce dell’esempio sopra illustrato, appare evidentemente troppo sbilanciata in favore di Agenzia delle Entrate la “proroga dei termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti impositori” di ben due anni rispetto al termine ordinario (articolo 67, comma 4, D.L. 18/2020).

Ponendoci nella prospettiva in cui l’emergenza sarà finita e le attività produttive riprenderanno, le imprese non avranno certo necessità di ulteriori aggravi e imposizioni, pertanto, sarebbe auspicabile introdurre rapidamente un provvedimento mirato alla disapplicazione delle sanzioni derivanti da errori nell’applicazione della disciplina agevolativa del credito d’imposta R&S nei periodi d’imposta compresi tra il 2015 e il 2018.